23/02/2019 4.00

Bergamo è solo tricolore: Marcora - Sinner per il titolo

Il linguaggio giornalistico ha la tendenza a utilizzare superlativi, o comunque termini esagerati. Ma diventa difficile contenere l'entusiasmo (e lo stupore) dopo aver seguito la settimana di Yannik Sinner. L'altoatesino è il primo ragazzo nato nel 2001 a raggiungere la finale in un Challenger: ha scelto il Trofeo Faip-Perrel di Bergamo (46.600€, Greenset) e lo ha fatto in grande stile. Il modo in cui ha cancellato Gianluigi Quinzi nei quarti e Tristan Lamasine in semifinale è stato impressionante: un punteggio fotocopia (6-2 6-3) a certificare la nascita di una piccola grande stella. Qualcuno si è già avventurato in previsioni molto ardite: per adesso è sufficiente ricordare le similitudini con Andreas Seppi, un po' nelle movenze, un po' per la provenienza, quell'Alto Adige che sta diventando una piccola cassaforte del tennis italiano. 

Seppi è l'unico giocatore ad aver vinto per due volte questo torneo. Ed è curioso che Sinner sia emerso proprio al PalaAgnelli, peraltro nei giorni in cui Andreas ha compiuto 35 anni. Il racconto della semifinale si limita a registrare il bombardamento di Sinner, capace di disinnescare, sin dal primo game, le trame di Lamasine. Dritti a uscire, incrociati, lungolinea, rovesci possenti... Nei fondamentali è già formato. Serve piuttosto bene e si muove egregiamente per la sua altezza. A rete fatica un po', ma raramente deve giocare volèe difficili. Un break al primo e uno al quinto game sigillavano un primo set a senso unico, durato appena 27 minuti. Nel secondo c'erano diversi game lottati: li vinceva tutti Sinner. Sul 5-0, tuttavia, arrivava l'unico momento di difficoltà. Avvertiva un po' di tensione, commetteva qualche errore di troppo e Lamasine intascava tre giochi di fila. 

Cambiava tattica, il francese: rallentava il ritmo dello scambio e faceva giocare più colpi possibili a un avversario con qualche tremore. La svolta arrivava sul 5-3 e 15-15: una fiondata di dritto scacciava i fantasmi e gli ultimi punti tornavano a essere uno show. Lamasine ci metteva del suo, chiudendo con un doppio fallo. Sinner è già certo di entrare tra i top-400 ATP, ma poco importa. Ciò che conta è che Bergamo ha lanciato una stella, peraltro in un contesto colmo di suggestioni. E l'esito della finale non cambierà di una virgola le sensazioni trasmesse in questi giorni. La bella notizia è che vivremo la seconda finale tutta azzurra di fila.

MARCORA E QUEL SURREALE TERZO SET
In tanti anni di carriera, Roberto Marcora aveva raggiunto una sola finale Challenger, quattro anni fa a Guangzhou. In questo eccezionale febbraio 2019, ne ha conquistate due consecutive. Difficilmente dimenticherà il modo in cui ha artigliato il match clou a Bergamo. Fino a venerdì, sembrava che il tennis difensivo di Arthur De Greef fosse un muro di gomma per gli avversari. Invece no: il 29enne di Busto Arsizio ha trovato la chiave per metterlo in difficoltà. Ma è stata una partita surreale, soprattutto per quanto si è visto nel terzo set. Marcora aveva avuto una miriade di occasioni nel secondo set, le aveva sciupate (un po' per sfortuna, un po' per demeriti) e aveva ceduto il parziale al belga. Un dolore alla schiena sembrava essere invalidante per l'azzurro, al punto da chiedere un consulto del fisioterapista. Quando De Greef intascava il break in avvio di terzo, il match sembrava ormai finito. 

Invece Marcora – trovando chissà dove le forze – trovava un fondamentale controbreak prima di usufruire di un medical time out. Quello che succedeva al rientro in campo era surreale: Marcora trovava in pochi minuti tutto quello che gli era mancato nelle due ore precedenti e intascava cinque giochi di fila, a fissare il punteggio sul 7-6 4-6 6-1. La partita cambiava definitivamente quando Marcora tirava un fantastico passante di dritto che lo portava sul 3-1. E pensare che per un paio d'ore non era riuscito a scrollarsi di dosso il belga: aiutato da una superficie molto lenta e due gambe rapidissime, De Greef era quasi riuscito a mandare fuori giri l'azzurro. Prima che il terzo set assumesse i contorni del surreale, abbiamo assistito a una partita molto interessante, un bel contrasto di stili tra l'aggressività ragionata di Marcora e la difesa a oltranza di De Greef. L'azzurro era bravissimo a tenere duro nel primo set, cancellando un setpoint sul 4-5 e 30-40, con un ace. Strappava il servizio a De Greef nell'undicesimo game, veniva riacchiappato ma vinceva il tie-break (anche) grazie a tre errori di dritto del belga, fino ad allora infallibile. Nel secondo, Marcora aveva un mucchio di chance, sia sul 3-2 che sul 4-3. Non le sfruttava, peraltro in alcuni game molto tesi e combattuti. Sul 4-4 perdeva un brutto game al servizio, peraltro dopo aver sciupato tre occasioni per il 5-4. A quel punto, con il dolore alla schiena sempre più acuto, il destino sembrava segnato. Invece succedeva l'impensabile.

Detto che il titolo di doppio è andato a Grigelis-Kolar (al terzo titolo insieme in appena sei tornei giocati: che sia il caso di iniziare a fare coppia più spesso?), Bergamo si prepara al gran finale. L'appuntamento è alle ore 16 (diretta TV su BG 24, canale numero 198 del DTT in tutta la Lombardia) per la suggestiva cerimonia di presentazione, come sempre curata dallo staff di AnimaVera, storico partner del torneo. Dopodiché, uno tra Sinner e Marcora festeggerà il suo primo titolo Challenger. A costo di utilizzare un linguaggio un po' banale... comunque vada, sarà un successo.