22/02/2019 4.00

Lamasine, il francese che non t'aspetti

La Francia ha una grande tradizione nel Trofeo Faip-Perrel (46.600€, Greenset). Forse Tristan Lamasine non pensava di poter rinnovare fasti di Fabrice Santoro, Benoit Paire e Pierre Hugues Herbert. Al momento delle iscrizioni, tre settimane prima del torneo, era fuori di sei posizioni dal tabellone principale. Qualche forfait gli ha dato una mano e sembra proprio che il ragazzo di Thiais stia vivendo una settimana di grazia. Lo ha mostrato nel suo quarto di finale, in cui ha lasciato la miseria di quattro game a Stefano Napolitano. Si sapeva che sarebbe stato un match complicato, ma sorprendono le proporzioni di un successo molto netto: 6-1 6-3 in appena 69 minuti. Il francese ha giocato un tennis fantastico, a tratti surreale. Tirava molto forte, soprattutto con il dritto, e sbagliava pochissimo. 

Napolitano è stato travolto da una valanga transalpina, probabilmente inattesa. Lamasine ha tirato decine di colpi vincenti, lasciando spesso fermo l'azzurro. Il primo break arrivava al quarto game, poi il punteggio assumeva proporzioni molto severe, almeno nel primo set. Napolitano provava a rimanere a galla in avvio di secondo set, cancellava una palla break nel primo game, ma proprio non era giornata. Sul 2-2 si portava sul 40-30, ma non riusciva a tenere il servizio. A quel punto, il match era segnato. Lamasine aveva anche una palla del 5-2, Napolitano rimaneva in scia, ma non aveva mezza chance nei turni di risposta. Non sempre riusciva a costringere l'avversario sul lato del rovescio, e in generale era troppo falloso. L'ennesimo break (il quarto) sanciva l'esito di un match davvero sorprendente. Dopo aver visto Lamasine in questa occasione, ci si domanda come mai non sia mai andato oltre la 179esima posizione del ranking ATP. Peraltro non è più giovanissimo, visto che compirà 26 anni tra una decina di giorni. In realtà, Lamasine non è nuovo a exploit isolati: nel 2015 vinse il Challenger di Tampere, in Finlandia. Un gran risultato immerso in una carriera di alti e bassi, in cui c'è anche una qualificazione a Wimbledon. Ogni tanto capita quella settimana in cui un giocatore azzecca tutto: per adesso, sembra che Tristan Lamasine l'abbia trovata a Bergamo. Nello stesso torneo in cui, soltanto dodici mesi fa, perdeva al primo turno delle qualificazioni.

IL GRAN MOMENTO DI MARCORA
La giornata era iniziata con il bel successo di Roberto Marcora. Il 29enne di Busto Arsizio ha confermato di essere “on fire”, vincendo una partita delicata contro il britannico (di origine tedesca) Jan Choinski. Il match era partito male, con Choinski subito avanti di un break (3-1). “Bobby” reagiva immediatamente e trascinava il primo set al tie-break, affidandosi a un tennis molto elegante e completo a tutto campo. All'estetica, tuttavia, abbinava l'efficacia e un'ottima condizione atletica: quando Choinski prendeva l'iniziativa, riusciva a non farsi aggredire e raramente era costretto a ricorrere alla soluzione in slice. Il suo avversario (che ha scelto di rappresentare il Regno Unito da un paio di mesi, in virtù della madre nata a Southampton) si è un po' innervosito e ne ha pagato le conseguenze in avvio di secondo, quando Marcora gli scappava via (2-1 e servizio). A quel punto, per l'azzurro era ordinaria amministrazione. Già che c'era, trovava un altro break in chiusura e poteva festeggiare il sesto piazzamento in semifinale in un ATP Challenger. 

Nei cinque precedenti, per due volte si è spinto in finale, a Guangzhou nel 2015 e meno di due settimane fa a Budapest. Significa che sta vivendo uno straordinario momento di forma, forse il migliore in carriera, maturato da quando si è trasferito a Palermo e si allena nel team di Francesco Cinà e Francesco Aldi (quest'ultimo lo sta accompagnando al Pala Agnelli). Tra l'altro, Marcora avrà certamente una motivazione in più: il suo spostamento a Palermo è stato favorito dal suo amico Filippo Baldi, costretto a dare forfait al Trofeo Faip-Perrel per un gravissimo lutto familiare (la morte di papà Leonardo). Non c'è dubbio che Marcora giocherà anche per Baldi.

DE GREEF SORPRENDE VANNI
Nella parte bassa del tabellone non ci sarà un derby azzurro, perché Luca Vanni si è arreso al belga Arthur De Greef. I problemi al ginocchio impediscono a “Lucone” di muoversi ed esprimersi al meglio. Per questo, ha bisogno di chiudere gli scambi entro pochi colpi. La superficie piuttosto lenta ha dato una mano a De Greef, che fa della corsa e della difesa le sue armi principali. Senza fare nulla di speciale, sin dall'inizio il belga ha dato l'impressione di poter contrastare gli attacchi di Vanni, bravo a restare a galla soprattutto grazie al servizio. Nel tie-break, tuttavia, commetteva alcuni errori che risultavano fatali. Provava a tenere duro nel secondo, ma il break decisivo arrivata (a 15) nel settimo game. Senza nulla togliere al belga, l'impressione è che il match sia stato condizionato dalla scarsa tranquillità fisica di Luca Vanni: per lui, adesso, sarà tempo di controlli e visite per cercare di risolvere la calcificazione sotto la rotula del ginocchio, peraltro resa evidente da una fasciatura. La semifinale tra Marcora e De Greef si giocherà alle 18.30 e sarà il primo scontro diretto tra i due. Il programma di sabato inizierà alle 16.30 con la finale del doppio, che vedrà impegnate le coppie Grigelis-Kolar e Brown-Brkic: il pittoresco Dustin Brown era molto atteso per il singolare: ha un po' deluso, ma si è quantomeno rifatto con il doppio.