21/02/2019 4.00

Luca Vanni e la bellezza dei sogni

Sono trascorsi quattro anni da quell'incredibile settimana a San Paolo. Poco più che sconosciuto, un ragazzo toscano di nome Luca Vanni incantò il Ginasio Ibirapuera e sfiorò un clamoroso titolo ATP. Ancora oggi, quella partita appare nei suoi sogni. Per ricostruirsi la classifica e tornare a vivere certe emozioni, il Trofeo Faip Perrel di Bergamo (46.600€, Greenset) è una tappa importante. Reduce da un buon inizio di stagione, Vanni ha centrato i quarti vincendo piuttosto agevolmente il derby azzurro contro Lorenzo Giustino. 6-3 6-1 in poco più di un'ora, più facile del previsto. “Sono sorpreso anch'io, all'inizio ero molto testo – racconta Vanni – vedendo il risultato del primo turno, molto netto, ho recuperato in streaming il match precedente di Giustino. In realtà, si limitava a servire bene e tenere la palla in campo, mentre il suo avversario era molto falloso. Oggi la situazione è girata a mio favore. Ho cancellato una palla break in avvio, ma per il resto è stato un match abbastanza sotto controllo. Una volta preso un break di vantaggio, lui si è disunito e i miei turni di servizio si sono sviluppati abbastanza agevolmente”. 

È impossibile non voler bene al ragazzone di Foiano della Chiana. I suoi modi ispirano simpatia ma lui va oltre, cerca l'empatia e tende a fidarsi, anche quando gli interlocutori sono i giornalisti. La storia di Vanni è molto affascinante perché costellata di difficoltà. Le più recenti riguardano i pensieri di ritiro e un problema cronico a un ginocchio. Lo scorso anno, di questi tempi, aveva quasi deciso di lasciar perdere. Era sceso al numero 340 ATP, e i punti conquistati nei Futures non gli sarebbero serviti a niente.

MALEDETTO GINOCCHIO
“Ero molto preoccupato per la situazione economica, anche con l'idea futura di mettere su famiglia. A quel punto, il mio ex coach Fabio Gorietti mi disse di giocare dieci tornei di fila e poi fare il punto della situazione. Nella mia testa ho accettato questo scenario, anche perché fisicamente stavo bene. Non avevo tanta voglia di girare, poi ho quasi vinto il ricco Challenger di Glasgow. La settimana dopo non ho fatto in tempo ad andare a Karshi, in Uzbekistan, allora mi sono spostato direttamente a Samarcanda e ho vinto il torneo, peraltro in tre giorni: doppio turno al giovedì, doppio turno al venerdì, finale al sabato. Ho riassaporato belle sensazioni, si sono riaperte le porte dei Challenger e delle qualificazioni Slam... e in due settimane è cambiato tutto”. Oggi è numero 152 ATP, quella condizione in cui i soli prize money servono a mantenersi, ma tutto sommato si vive bene grazie agli introiti delle gare a squadre. “Lucone”, come è noto nell'ambiente, non si accontenta. Però c'è un ginocchio che non lo lascia in pace. 

“Ho una calcificazione sotto la rotula, probabilmente dovuta all'operazione del 2013. Gioco sotto l'effetto del Voltaren e sto facendo un ciclo di onde d'urto, ma per ora non si vedono miglioramenti. Il problema mi condiziona. Se osservate con attenzione alcune partite, si nota un deficit di gioco. A volte sono davvero limitato, dipende dall'effetto del Voltaren. E mi dà fastidio anche nella vita di tutti i giorni. Per questo non gioco il doppio, anche se mi piacerebbe. Lunedì ho un'altra visita con il medico che mi ha già visto dopo l'Australian Open, mentre a Indian Wells dovrei incontrare il dottore che ha curato Bolelli. Lui aveva avuto un problema molto simile al mio, anche se sopra la rotula. Speriamo di poter risolvere la causa, perché fino a oggi sto combattendo gli effetti”. Se il fisico dovesse lasciarlo in pace, Vanni è convinto di giocare a tennis ancora a lungo. “Sarò sincero. Lo faccio perché a certi livelli è conveniente, mentre il mondo del lavoro è un'incognita. È difficile prendere le cifre che intasca un giocatore intorno al numero 150 ATP. Ci si può arrivare con il tempo, ma non è facile. E poi ci sono tanti esempi: penso a Karlovic e Lorenzi. Sognare non costa niente: da bambino andai agli Internazionali d'Italia, vidi Edberg-Sampras e nacque il sogno di giocare sul Centrale di Roma. Ce l'ho fatta”. E allora, perché smettere di sognare?

UNA CARRIERA NATA PER CASO
Quando avrà terminato la sua carriera, magari con qualche capitolo in più da raccontare, Vanni vorrebbe scrivere una biografia. Per raccontare non solo i momenti belli, ma anche quelli difficili. Quali, per esempio? “Diventare adulto, indipendente. È la vita. Ci sono ragazzi di 18-19 anni che tra sponsor e aiuti istituzionali hanno decine di migliaia di euro: per me non è stato così. Quando mi allenavo da Alberto Castellani mio padre mi dava 200 euro per la settimana, 300 al mese per l'affitto e 2.000 ogni tre mesi per le rate degli allenamenti. Ci sono stati momenti in cui ho pensato di non farcela, anche perché capita di dover giocare quando non ne hai voglia. Ma come avrei potuto farlo? Mio padre lavorava 10 ore al giorno nella sua azienda, facendo tanti sacrifici... E io lo ripagavo con poca voglia? A un certo punto, ho pensato di cavarmela facendo qualche lezione. Mi allenavo al CT Giotto di Arezzo con ragazzi di terza categoria, poi facevo qualche ora al giorno, sia lì che a Montevarchi. Erano 500-600 euro al mese, ma almeno mi potevo allenare gratis e utilizzare la palestra. L'attività professionistica è nata per caso: una volta, Federico Raffaelli mi invitò a giocare un Futures a Cesena. Accettai perché era vicino, mi qualificai e feci il mio primo punto ATP. Due mesi dopo ero numero 600 del mondo. A quel punto, con le gare a squadre, puoi pensare di vivere con il tennis anche se è una vita molto difficile. Se vai a giocare nel weekend in Francia o in Germania, arrivi stanco ai tornei. Ho fatto questa vita a lungo, la faccio ancora oggi. Per fortuna, da numero 150, le cifre sono diverse”. 

La trasparente umanità di Vanni emerge quando gli si chiede cosa dovrebbe succedere per smettere di sognare quella finale a San Paolo. “Sogno di giocare partite importanti, solo così posso cancellare quel ricordo. Ma non si cancellerà mai, perché è pur sempre una finale ATP. Ma la vita è bella: se stai bene e stanno bene le persone che ti vogliono bene, tutto passa in secondo piano. Possono succedere cose ben peggiori, e allora chissenefrega di una finale ATP. Troppo spesso ci facciamo condizionare dalle stupidaggini”. Lezione recepita. Vanni proverà a proseguire la sua avventura bergamasca già dai quarti, nei quali affronterà il berga Arthur De Greef, giocatore ostico ma che gli sta dietro in classifica. Luca vuole scrivere ancora tanti capitoli. Per mettere nero su bianco la sua storia ci sarà tempo.