23/02/2017 4.00

Golubev, per ora il doppio può aspettare

Adriano Panatta diceva che il tennis l'ha inventato il diavolo. Di sicuro è uno sport strano, in cui le cose possono cambiare da un giorno all'altro. Andrey Golubev è un tipo pragmatico e non cambierà idea, ma non si aspettava quanto sta accadendo al Trofeo FAIP-Perrel di Bergamo (64.000€, Play-It). Il suo obiettivo era giocare bene in doppio, nuova priorità di carriera. Invece nella gara a due è uscito al primo turno, mentre ha centrato i quarti in singolare dopo le vittorie su Aleksandr Nedovyesov (suo compagno in Coppa Davis) e Ilya Ivashka. Quest'ultimo è stato letteralmente spazzato via: 6-2 6-1 in meno di un'ora. A tratti è sembrato di rivedere il Golubev dei tempi d'oro, quello che nel 2010 vinceva l'ATP 500 di Amburgo e saliva al numero 33 ATP. “In effetti era da parecchio non avevo sensazioni così positive – racconta Golubev – sono sceso in campo libero di testa, ho lasciato andare i colpi e ho giocato d'istinto, quello che mi riesce meglio. Giocavo bene qualsiasi colpo e l'ho costretto sulla difensiva”. Il 2017 sarà una stagione importante nella carriera di Andrey, nato in Russia, residente in Italia e punto di forza del Kazakhstan in Coppa Davis. “Per la prima volta darò la priorità al doppio, però a Bergamo tenevo a giocare bene in singolare perché sono tesserato per il Tennis Club Crema, non troppo distante da qui, e volevo fare bella figura visto che ho tanti amici da queste parti”Sul matchpoint, Golubev ha tirato un terrificante rovescio lungolinea che ha fatto sgranare gli occhi ai presenti“Puro istinto – sorride Andrey – sul 5-1 e 40-40 ho lasciato andare il braccio, ma credo che in queste condizioni ci avrei provato anche sul 5-5 e 30-30. Direi che è stato l'emblema di tutto il match”.

QUEI VECCHI CAMPI DI LEGNO
Curiosamente, Golubev non ama giocare su tappeti particolarmente veloci, ma stavolta ha trovato il giusto feeling. “In effetti non avevo grande speranze, però da bambino, in Russia, mi capitava di giocare sul legno, che è ancora più veloce. Evidentemente non ho dimenticato come ci si gioca!”. Fu proprio un filmato del giovanissimo Andrey a convincere Massimo Puci, uno dei coach italiani più preparati, a convincerlo a dargli una chance. La VHS lo ritraeva su un campo in legno, in grado di accelerare a velocità sempre più elevate. Proprio quello che sta facendo al PalaNorda. Ok il doppio, ma una prestazione del genere non può riaccendere gli stimoli anche per il singolare? “Sicuro, ma il problema è la continuità – ammette Golubev, sceso al n.314 ATP – giocare bene 2-3 settimane non mi interessa, anche se ovviamente è una bella sensazione. Io guardo più a lungo termine. Onestamente non mi interessa diventare numero 150 ATP. Non può essere né un obiettivo e neanche un punto d'arrivo, sia perché sono stato top-50, sia perché non è la mia mentalità. Sono stato numero 33: se ho la sensazione di salire al numero 32 ci provo, ma già 34 non mi andrebbe bene. Invece in doppio non ci ho mai provato: una semifinale al Roland Garros e tante vittorie in Davis, tuttavia, mi sembrano una buona base per tentare. Certo, per trovare un compagno fisso dovrò salire un po' in classifica”. Ci sarà tempo per pensarci: adesso c'è un torneo da giocare al top, anche perché giocare senza pressione è certo un bel vantaggio. “Sicuro, mi consente di essere più sciolto. E poi ho notato che il doppio mi ha aiutato anche per il singolare. Ad esempio, in risposta sento di essere migliorato parecchio. In doppio è un colpo importante perché hai solo metà campo per rispondere. Poi succede tutto velocemente, quindi devi pensare in fretta. Tenendo conto che non ho dedicato grande attenzione al singolare, è sorprendente che abbia messo il pilota automatico”. Le motivazioni, in questo momento, sono enormi: venerdì, nell'ultimo match (secondo dalle 19.30), Golubev attende il vincitore di Berrettini-Langer. Le riflessioni sul doppio sono rinviate alla prossima settimana.

TALISMANO BERGAMO PER GERASIMOV
Continuano le sorprese: come se non bastasse l'eliminazione di Seppi, è uscito anche Lukas Lacko, numero 2 del tabellone e reduce da uno splendido terzo turno all'Australian Open. Lo slovacco si è fatto sorprendere (6-4 1-6 6-3 lo score) da Egor Gerasimov, finalista della passata edizione. Sceso al numero 468 ATP a causa di un infortunio alla schiena (con tanto di operazione), aveva rischiato di non giocare nemmeno le qualificazioni perché non aveva una classifica sufficiente. Ha avuto bisogno di una wild card e da allora ha messo il turbo. Accompagnato a Bergamo da coach Vladimir Voltchkov, ex semifinalista a Wimbledon, ha confermato che il Play-It è la sua miglior superficie: servizio e primo colpo dopo il servizio si esaltano e gli consentono di raccogliere tanti punti facili. Adesso bisognerà fare i conti con lui, specie in un tabellone dove è rimasta in gara solo una testa di serie, il francese Quentin Halys.